Come si calcolano le tasse sulla partita Iva?

Chi sceglie di mettersi in proprio deve aprire la Partita Iva.

Questo adempimento di solito non comporta costi se si fa tutto da soli: in fondo, basta solo compilare l’apposito modulo dell’Agenzia delle Entrate.

Eppure è una prassi che spaventa molti aspiranti imprenditori.

A mettere a disagio sono le gli oneri fiscali che questo può comportare.

La domanda più classica che ci si pone è infatti questa: come si calcolano le tasse sulla partita iva?

Quanto costa aprire una partita IVA 2022?

I costi di apertura partita iva per un libero professionista sono zero. È infatti un adempimento gratuito, a meno che non si chieda il supporto di un commercialista che potrebbe farsi pagare l’onere.

Se invece vuoi intraprendere un’attività d’impresa che rientra nelle categorie commercianti e artigiani devi iscriverti a una Camera di Commercio, tramite una procedura più complessa e che ha dei costi correlati.

Come faccio a sapere a quale categoria appartengo?

Artigiani e commercianti che svolgono un’attività autonoma sono di fatto ditte individuali. Per artigiani si intendono soggetti che svolgono un’attività manuale o professionale artigianale, come un fabbro o un imbianchino.

I commercianti sono coloro che acquistano un bene o un servizio e lo rivendono.

Per liberi professionisti si intendono coloro che svolgono un’attività di tipo intellettuale, come un consulente industriale o di marketing.

Come pago le tasse? Partita IVA e commercialista


Domande correlate

Quanto si paga all’anno per una partita Iva?

Dipende dalle tasse e dal regime fiscale che si sceglie.

Sia i liberi professionisti che le ditte individuale pagano le tasse ogni anno, in base al reddito prodotto.

Entrambe le categorie di lavoratori autonomi pagano le tasse partita IVA secondo il principio di cassa, e quindi vengono tassati i redditi effettivamente incassati nel periodo d’imposta, al netto delle spese.

In Italia ci sono al momento due regimi fiscali differenti, che ciascuno può scegliere in base a determinati requisiti: il regime ordinario e il regime forfettario.

Come incidono le tasse per una partita iva forfettaria?

Le tasse da versare in caso di partita IVA in regime forfettario per i liberi professionisti e le ditte individuali sono pari a

  • 5% degli incassi annui nei primi cinque anni di attività.
  • 15% degli incassi annui a partire dal sesto anno di attività

All’ammontare di questo importo è necessario aggiungere i contributi previdenziali.

Tali contributi sono differenti per i liberi professionisti (in base cassa previdenziale a cui si fa riferimento) e per le ditte individuali (variano in funzione dell’età e della categoria di appartenenza).

Quanto costa una partita Iva forfettaria?

La spesa ridotta della partita Iva forfettaria va ricondotta alla semplificazione amministrativa e ai minori adempimenti a cui far fronte.

Infatti con il regime forfettario non si è assoggettati a ritenuta d’acconto da parte degli eventuali sostituti d’imposta, si è esonerati dagli obblighi relativi all’applicazione dell’Iva se previsti e non si è tenuti a operare ritenute alla fonte sugli emolumenti corrisposti.

I costi di gestione sono all’incirca di 700 euro l’anno (cifra che può aumentare se i ricavi crescono).

A questi però vanno aggiunti i costi del commercialista i contributi previdenziali, che variano a seconda della cassa previdenziale di appartenenza.

Quanto paga di Inps un forfettario?

Se la cassa di riferimento è la gestione separata dell’INPS, l’ammontare dei contributi è determinato da una percentuale fissa, che per il 2022 è stata stabilita al 26,23%.

Il calcolo viene effettuato dopo avere applicato il coefficiente di redditività in base al codice Ateco della partita iva.

Chi può accedere al regime di partita iva forfettaria?

Possono accedere al regime forfetario:

  • coloro che iniziano una nuova attività e che stimano di conseguire ricavi fino a un massimo di 65mila euro
  • i contribuenti che hanno già avviato un’attività e che hanno conseguito ricavi o compensi sempre sotto tale limite

Come incidono le tasse per una partita iva in regime ordinario?

Il regime ordinario è il regime fiscale obbligatorio per chi non può accedere o decide di non accedere al regime forfettario.

Il regime ordinario si applica, in genere, a chi ha un fatturato superiore a € 65.000 oppure a chi ha molte spese e molte detrazioni fiscali da portare in compensazione.

Tale regime prevede l’applicazione di diverse imposte:

  • l’imposta sul valore aggiunto (IVA) che si applica sulle vendite dei beni e sulle prestazioni dei servizi
  • l’imposta sul reddito annuo (l’IRPEF per le persone fisiche, l’IRES per le società)
  • l’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) che dal 1° gennaio 2022 si applica solo alle società.

Quante tasse si pagano con il regime ordinario?

Nel regime ordinario le tasse si calcolano sulla base del fatturato annuo, a cui vengono tolti i costi dell’attività.

Si tratta di sottrarre le voci di spesa sostenute durante l’anno come l’affitto dei locali, il costo dei macchinari acquistati e i contributi pensionistici versati.

Le persone fisiche applicano l’IRPEF (imposta sul reddito delle persone fisiche).

In questo caso, la percentuale delle tasse cambia in base al reddito e l’imposta dovuta (aliquote 2022, stabilite nella legge di bilancio) è la seguente:

  • 23% fino a 15mila euro
  • 25% per la parte di reddito che supera i 15mila euro fino ad arrivare a 28mila euro
  • 35% per la parte di reddito che supera i 28mila euro fino ad arrivare a 50mila euro
  • 43% per la parte di reddito che supera i 50mila euro

Quanti tipi di partita IVA ci sono?

Le varie tipologie di Partita Iva attualmente in essere identificano differenti attività lavorative svolte dai liberi professionisti o dai lavoratori autonomi.

Ognuna di esse, al superare di determinati limiti di reddito, fa sorgere l’obbligo di apertura della Partita Iva.

  • Partita Iva “standard”

Le diverse tipologie di Partita Iva si possono aprire gratuitamente in via telematica, rivolgendosi all’Agenzia delle Entrate.

Alcune di queste rientrano però in una casistica particolare.

  • Partita Iva agricola

La Partita Iva agricola può essere richiesta rivolgendosi direttamente alla Coldiretti, ovvero all’associazione Coltivatori Diretti.

  • Partita Iva comunitaria

Chi svolge attività che prevede scambi comunitari con soggetti che risiedono in Paesi dell’Unione Europea, può aprire una Partita Iva comunitaria.

È uguale a tutte le altre ma consente di dedicarsi al commercio al di fuori dei propri confini nazionali.

  • Partita Iva agevolata

La Partita Iva agevolata consente di accedere ad un regime fiscale semplificato.

Nello specifico, chi possiede i requisiti per aderire al Regime Forfettario ha la possibilità di pagare il 15% di tasse o il 5%, nel caso delle start up.

Quante tasse si pagano su 100.000 euro?

Con un reddito imponibile di 100mila euro e considerando le nuove aliquote 2022, si pagano i seguenti importi IRPEF:

  • 1° scaglione: 3.450 euro
  • 2° scaglione: 3.250 euro
  • 3° scaglione: 7.700 euro
  • 4° scaglione: 21.500 euro
  • Totale Irpef da pagare: 35.900 euro

A questo si devono aggiungere i contributi previdenziali.

Quanto si paga di tasse su 30’000 euro?

Con un reddito imponibile di 30’000 euro si pagano i seguenti importi IRPEF:

  • 1° scaglione: 3.450 euro
  • 2° scaglione: 3.250 euro
  • 3° scaglione: 700 euro
  • Totale Irpef da pagare: 7.400 euro

Questa cifra è al netto dei contributi previdenziali e altri oneri.

Quanto deve fatturare una partita iva in regime forfettario per guadagnare 2’000 euro?

Al netto di eventuali costi di gestione della Partita Iva, ad esempio quelli legati al commercialista, per guadagnare 2.000 euro netti al mese, una partita iva forfettaria dovrebbe fatturare circa 3.500 euro.

Per effettuare il calcolo delle tasse da pagare occorre innanzitutto comprendere che il reddito imponibile è determinato applicando un coefficiente di redditività all’ammontare dei compensi percepiti. Questo coefficiente è riportato nel codice ATECO di attività.

Quindi si applica l’imposta sostitutiva del 15%, senza però detrarre le spese sostenute per l’attività (che con il regime forfettario non si possono detrarre).

Quanto deve fatturare una partita iva in regime ordinario per guadagnare 2000 euro?

I guadagni per chi opera in regime ordinario sono più complessi da determinare rispetto a chi è nel forfettario.

È infatti necessario considerare IVA e ritenuta d’acconto.

Un’altra voce da prendere in considerazione è la rivalsa (ossia addebito) in fattura della contribuzione previdenziale.

Considerando quindi i costi del commercialista e i contributi INPS da versare (circa il 27% dell’imponibile al netto quindi delle detrazioni), ne deriva che dal lordo che si fattura al netto che si incassa bisogna sottrarre almeno il 35%.

Quindi per ottenere 2.000 euro netti bisogna fatturare circa 3.700 euro.

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