Come farsi licenziare con contratto a tempo indeterminato? 

La legge tutela il lavoratore che cerca di farsi licenziare anche senza giustificato motivo, ma solo se in possesso di un contratto a tempo indeterminato

Perciò, come farsi licenziare con contratto a tempo indeterminato? 

Un dipendente inadempiente ai propri doveri, assente dal posto di lavoro per un periodo prolungato senza motivo, o che commette un reato ai danni del datore di lavoro, così da essere licenziato seduta stante, ha diritto comunque alla Naspi. 

Il licenziamento dà diritto alla Naspi

Il licenziamento, anche senza giusta causa, ti dà la possibilità di accedere alla Naspi, ma solo se sei in possesso di un contratto a tempo indeterminato.
In caso contrario, se ad esempio hai un contratto determinato, la Naspi non ti viene riconosciuta. 

Come farsi licenziare

Ci sono diversi modi modi per interrompere un rapporto di lavoro da parte del lavoratore, come:

  • non adempiere ai propri doveri sul lavoro
  • assentarsi in maniera ingiustificata per un periodo più o meno lungo
  • commettere un reato o arrecare un danno al proprio datore di lavoro. 

Tuttavia, per limitare queste pratiche poco consone, la Corte di cassazione ha posto un limite, imponendo al lavoratore di pagare al datore l’importo del ticket di licenziamento a mo’ di risarcimento, in caso di evidente comportamento atto a ottenere la Naspi. 

Che succede se il datore non vuole licenziare il dipendente

Lavori in un’azienda da più di 36 mesi con contratto a tempo indeterminato e ti chiedi come mai il datore di lavoro non ti vuole licenziare

La risposta è la creazione del ticket di licenziamento. 

In un caso del genere, infatti, il contributo che l’azienda dovrebbe versare per la Naspi sarebbe massima, disincentivando il datore di lavoro a procedere con il licenziamento. 

Licenziamento per prendere la Naspi: cosa dice la Corte di cassazione

La Corte di cassazione ha stabilito che, nel momento in cui il licenziamento sia dovuto a un’assenza ingiustificata sul luogo di lavoro da parte del dipendente, questi deve rimborsare il costo del ticket di licenziamento che il datore di lavoro ha versato all’Inps. 

Il Tribunale di Udine, con la Sentenza n. 106 del 30-09-20, ha messo in atto quanto affermato dalla Corte, facendo in modo che un’azienda fosse risarcita da un dipendente, licenziato per assenza ingiustificata, con un importo pari al ticket Naspi. 

Dimissioni per giusta causa l’alternativa al licenziamento

Le dimissioni per giusta causa garantiscono al dipendente di lasciare il posto di lavoro seduta stante, senza rispettare il periodo di preavviso, e contestualmente di poter richiedere la Naspi. 

Sono diversi i casi per cui puoi procedere a questa tipologia di dimissioni, tra questi figurano l’aver subito mobbing o molestie sessuali, non ricevere un adeguamento sulla busta paga a fronte di ulteriori impegni lavorativi o mancata retribuzione degli straordinari.

Dimissioni: quando si tratta di “giusta causa”

Se sul luogo di lavoro sei vittima di: 

  • vessazioni e mobbing
  • molestie sessuali
  • doppiopesismo da parte del datore di lavoro per ciò che concerne promozioni e aumenti
  • ritardo prolungato nell’accreditamento sulla busta paga di una o più mensilità 
  • svolgimento di mansioni inferiori rispetto a ciò per cui sei stato assunto
  • svolgimento di mansioni superiori senza adeguamento salariale.

In tutti questi casi puoi dare le dimissioni per giusta causa e ricevere la Naspi, in quanto l’abbandono del lavoro non dipende dalla tua volontà. Ciò vale anche se sei un dipendente con contratto determinato

Come comunicare le dimissioni per giusta causa

Le dimissioni volontarie per giusta causa necessitano di una formalizzazione tramite modulistica online.
Tuttavia, alcune categorie di lavoratori sono esonerate da tale procedura, come i lavoratori domestici, pubblici, marittimi, e coloro che si dimettono nelle sedi protette. 

Se appartieni a una di queste categorie puoi rassegnare le dimissioni tramite lettera scritta su carta semplice, spedita a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno, o consegnata a mano. 

Su Internet è possibile trovare diversi fac simile di lettere per dimissioni. 

Effetti delle dimissioni per giusta causa

In caso di dimissioni volontarie gli effetti sulla busta paga prevedono per il dimissionario:

  • retribuzione dello stipendio fino all’ultimo giorno lavorativo
  • eventuali ferie e permessi di cui non si è potuto usufruire 
  • tredicesima e quattordicesima relativamente al contratto collettivo applicato
  • TFR (Trattamento di fine rapporto). 

Dimissioni anticipate con contratto a tempo determinato 

Data la tipologia di contratto connessa a un periodo di tempo prestabilito, la possibilità di lasciare il proprio incarico da parte del dipendente, prima della naturale cessazione del rapporto lavorativo, può essere meno agevole di quel che si pensi. 

I datori di lavoro possono far leva su delle penali per il posto lasciato vacante dai dipendenti, e quindi per i danni subiti. 

Per concludere anticipatamente il proprio rapporto lavorativo senza sanzioni, il lavoratore può:

  • dare le dimissioni per giusta causa 
  • cercare uno scioglimento consensuale e pacifico, se il datore è d’accordo. 

Quali conseguenze in caso di mancato preavviso di dimissioni 

In caso di dimissioni dal posto di lavoro senza giusta causa la Naspi non è prevista. 

I motivi che possono spingerti ad anticipare la fine del rapporto lavorativo possono essere diversi:

  • migliore offerta lavorativa
  • sopraggiunta malattia 
  • aspettativa di un figlio 
  • aumento salariale atteso e mai corrisposto.

Tuttavia, se non fornisci un certo preavviso al datore di lavoro, questi può decurtare dalla busta paga una somma corrispondente al periodo di preavviso mancato. 

Quali casi comprendono un licenziamento illegittimo

In alcuni casi il datore di lavore può commettere degli illeciti nei confronti di un proprio dipendente. Questa casistica fa riferimento al cosiddetto licenziamento illegittimo. Un datore di lavoro, infatti, non può abusare del proprio ruolo e licenziare un lavoratore per le seguenti ragioni: 

  • motivi discriminatori che riguardano fattori legati a sesso, religione, etnia, orientamento politico, sindacali 
  • illeciti disciplinari inesistenti o lievemente gravi da provocare una misura tanto drastica
  • finti riassetti aziendali, nel caso vengano effettuate nuove assunzioni
  • donne in gravidanza, fino al compimento di 1 anno di età da parte del bambino
  • congedo paterno per maternità, fino al compimento di 1 anno del bambino. 

Al lavoratore che non rinnova il contratto spetta la Naspi?

A conclusione di un contratto a tempo determinato il datore di lavoro può decidere di non rinnovare il rapporto lavorativo con il dipendente o può trasformare l’accordo in un contratto a tempo indeterminato. 

Se, invece, è il dipendente a non voler firmare il rinnovo del contratto a tempo determinato in scadenza, perde automaticamente il diritto di accedere alla Naspi. 

Come dare le dimissioni online 

Dal 12-03-16 se vuoi rassegnare le dimissioni dal rapporto lavorativo in essere, devi dichiarare tale intenzione tramite modulistica telematica. 

Il procedimento è piuttosto semplice:

  • vai sul portale www.cliclavoro.gov.it 
  • accedi alla tua area riservata con le credenziali SPID o CIE
  • compila il form di dimissioni online
  • invia modulo compilato. 

Quest’ultimo viene inoltrato ufficialmente anche alla Pec del datore di lavoro.


Fonti

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