Cicoria selvatica velenosa: come riconoscerla?

Tutti conosciamo la cicoria, una verdura molto utilizzata in cucina anche se difficilmente apprezzata per la sua amarezza.

Esistono moltissime specie e varianti di questa pianta commestibile, ma c’è anche un’erba che le somiglia molto, ma che in realtà è tra le più velenose al mondo!

Si tratta dell’aconito, la cui tossicità ad oggi non ha un antidoto farmacologico.

In questo articolo ti parleremo della cicoria selvatica velenosa e come riconoscerla.

Che tipo di verdura è la cicoria?

Partiamo cercando di capire cos’è la cicoria.

Si tratta di una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle asteracee, delle piante che presentano una rosetta basale (ovvero la disposizione a raggiera delle foglie alla base) come il tarassaco, più comunemente conosciuto come “dente di leone” o “soffione”.

Fa parte di un gruppo di erbe spontanee selvatiche commestibili come anche:

  • La radicchiella
  • La malva
  • La borragine
  • La rucola selvatica

Si distingue per il suo sapore tipicamente amarognolo, più o meno accentuato in base alla varietà, che la rende poco apprezzata dai palati meno abituati a questo specifico gusto.

Quanti tipi di cicoria ci sono?

Come accennato nell’introduzione, esistono tantissime tipologie di cicoria, talmente tante da essere considerata una pianta polimorfa.

Di seguito ti elenchiamo alcune delle varietà orticole più conosciute:

  • Radicchio rosso di Treviso
  • Radicchio variegato
  • Radicchio di Bruxelles
  • Rosa di Chioggia
  • Cicoria barba di cappuccino
  • Ceriolo
  • Catalogna (chiamata anche cicoria asparago)
  • Bianca di Milano
  • Pan di zucchero

Come riconoscere la cicoria selvatica velenosa?

Veniamo quindi alla domanda che è il fulcro di questo articolo.

La cicoria selvatica, chiamata anche col nome di radicchio selvatico, ha un sosia molto pericoloso, ovvero l’aconito, una pianta estremamente tossica che un occhio poco esperto potrebbe facilmente scambiare per la sua gemella edule. 

Entrambe infatti presentano caratteristiche molto simili nel fusto, che è verde, robusto e poco ramificato.

Viene chiamato così data la presenza preponderante nel suo sistema linfatico di una tossina alcaloide derivata da aminoacidi, ovvero l’aconitina. 

Si tratta del secondo veleno vegetale più attivo al mondo dopo la nepalina.

Gli effetti dell’aconitina sono tremendi, nonché molto rapidi nel manifestarsi dopo l’ingestione o il contatto dermico.

I sintomi tipici dell’avvelenamento sono:

  • Parestesia (ovvero formicolio e intorpidimento) del cavo orale
  • Secchezza delle fauci
  • Miastenia (cioè forte debolezza muscolare)
  • Sensazione di freddo in tutto il corpo
  • Vertigini e annebbiamento
  • Senso di nausea
  • Fibrillazione e alterazione del ritmo cardiaco
  • Collasso respiratorio

Bastano meno di 6 mg per causare il decesso di un uomo adulto.

Ad oggi non esistono antidoti per questo veleno e l’unico rimedio possibile che potrebbe salvarti in caso di ingestione consiste nel provocare il vomito e procedere quanto prima ad una lavanda gastrica in ospedale.

Diventa quindi di assoluta importanza non scambiare l’aconito per la cicoria!

La differenza sostanziale che ti permette di distinguere queste due erbe a colpo d’occhio, riguarda il fiore: il radicchio selvatico, infatti, ha dei fiori di un delicato color celeste / lilla (anche se esiste una varietà bianco panna tendente al rosa), che si aprono al mattino per richiudersi nel tardo pomeriggio.

L’aconito invece presenta dei fiori a forma di campanelle a grappolo allungato di colore blu / viola intenso (anche se esiste una varietà con i fiori gialli)

Dove trovare l’aconito?

L’aconito è una pianta erbacea che predilige i climi che vanno dal fresco al temperato.

Ha una distribuzione elevata nei boschi di varie località europee.

In Italia l’habitat di queste piante sono le zone boscose e i pascoli delle Alpi, soprattutto se a mezz’ombra e lungo le sponde dei torrenti. 

A causa della concimazione naturale data dal passaggio del bestiame, ha una concentrazione elevata anche nelle malghe.

La tipologia di terreno più adatta alla sua crescita è argillosa, con un substrato calcareo o siliceo dal PH neutro e dal terreno umido. 

Inoltre, nonostante la sua pericolosità, è una pianta molto utilizzata nel giardinaggio, data la bellezza del contrasto di colori delle foglie e dei fiori.

Sono rustiche, di facile impianto e mantenimento, adattabili a diversi tipi di terreno e non temono le temperature rigide invernali.

A cosa serve l’aconito?

Per quanto possa sembrare assurdo dopo tutte le premesse fatte in questo articolo, devi sapere che l’aconito trova utilizzo nell’omeopatia.

La tintura madre dell’Aconitum Napellus infatti è un rimedio efficace contro le infiammazioni di varia natura e genere.

Viene utilizzato anche per combattere i sintomi di raffreddore e congestione intensa, ma anche come calmante in caso di inquietudine e ansia.

Ovviamente può essere usato per eliminare in maniera definitiva i propri nemici, mettendo in infusione i fiori e proponendo loro una tisana oppure sfregandone le radici sulla spada per renderla velenosa oltre che tagliente, ma ti sconsigliamo caldamente di ricorrere a questo metodo dato che il XV secolo è finito da un pezzo!

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