Che cosa vuol dire udire?

Una delle cose più belle della maggior parte delle lingue è la presenza di sinonimi e contrari.

Per sinonimo si intende una parola che ha lo stesso significato base di un’altra, ma con lievi sfumature di significato differenti.

Per esempio, in italiano ci sono molti modi per descrivere l’azione di “ascoltare”.

Infatti, si possono usare anche i verbi “sentire” o “udire”.

Quindi che cosa vuol dire udire? È un sinonimo più alto del verbo “ascoltare”.

Cosa significa partecipare come uditore?

Partecipare come uditore a una lezione significa poter assistere alla suddetta lezione pur non essendo iscritti all’ateneo o all’istituto scolastico.

Un uditore, quindi, è qualcuno che ha la qualifica o il permesso di assistere alle lezioni ma che non può sostenere esami né ricevere diplomi o certificazioni.

Infatti, un sinonimo di udire è proprio “ascoltare”.

Anche i magistrati nel loro iniziale periodo di tirocinio vengono chiamati “uditori.

Cosa è l’uditorio?

Per uditorio si intende un insieme di persone che ascoltano una conferenza, un discorso, una lezione o simili.

La parola uditorio deriva dal termine latino “audire”, cioè udire o ascoltare.

Il verbo udire non si usa molto nei discorsi informali, soprattutto il congiuntivo presente udire (in effetti nel parlato si nota un sempre minor uso del congiuntivo).

Nel lontano passato si usava di più l’espressione “hai udito la novità”, ma oggi suonerebbe molto arcaica e strana, infatti normalmente si chiede: “Hai sentito la novità”?

La parola “uditorio”, comunque, può essere anche usata come un aggettivo, con il significato di “relativo all’udito”.

Che significa fare eco?

In senso letterale stretto, fare eco significa provocare un rimbombo, un ritorno uditivo.

L’eco è un fenomeno acustico, in pratica un suono quando impatta contro una certa superficie viene riflesso e torna indietro e viene udito di nuovo al punto di partenza, anche se in onde separate.

L’espressione “fare eco”, però, ha anche un significato metaforico e simbolico. 

Fare eco a qualcosa vuol dire riportare o ripetere le parole di qualcun altro, sia in senso ironico che serio.

Significa anche essere d’accordo con le idee o con le espressioni di qualcuno, e di riproporle quindi a modo proprio.

Cosa significa intendersi?

A seconda del contesto, la coniugazione del verbo intendere al riflessivo può avere vari significati.

Una persona può intendersi di qualcosa, nel senso che lo conosce o che ne è esperto (Es: “mi intendo di letteratura”).

Due persone che si intendono su qualcosa, si comprendono e si capiscono. Oppure hanno idee simili o si trovano d’accordo su un dato argomento.

Intendersi può avere anche un altro significato. Due persone che “se la intendono” hanno un certo feeling romantico, o forse addirittura una vera e propria storia d’amore, spesso non ufficiale ma che è ormai diventata evidente.


Domande correlate

Come si scrive si intende?

Si intende si può scrivere anche con l’apostrofo: s’intende.

Infatti in questo caso si utilizza un’elisione: la vocale finale di una parola “cade” incontrandosi con la medesima vocale all’inizio della parola successiva.

L’apostrofo serve proprio per segnalare l’elisione.

Cosa significa eco in greco?

Il prefisso “eco” che sempre più spesso sentiamo in vari ambiti viene da una parola greca.

Questa parola greca significa “dimora”.

Quando fa parte di parole composte si riferisce alla casa o all’ambiente in cui si vive.

Molte parole moderne iniziano con il prefisso “eco” in riferimento all’ecologia.

In effetti, con questo significato “eco” spesso viene usato da solo, come aggettivo e come una parola unica. 

Cosa vuol dire d’epoca?

L’espressione “d’epoca” viene usata come aggettivo, e significa “appartenente a un determinato periodo storico” o “tipico di periodi passati”.

Nell’uso e nel parlato, spesso si usa l’espressione “d’epoca” per indicare qualcosa di vintage, antico e molto spesso di un certo valore (vedi per esempio le auto d’epoca).

Cosa significa il suffisso logo?

Il suffisso “logo” vuol dire “discorso” o “studio”, e deriva da un verbo greco che significa “dire”.

Con questo significato, compone parole come dialogo, e analogo.

In altre espressioni indica la persona che si occupa di un determinato ambito, come nelle parole archeologo e podologo.

Chi erano gli astanti?

Nell’ordinamento giuridico dell’antica Roma, gli astanti erano coloro che stavano in piedi accanto ai giudici, quindi avvocati, pubblico, testimoni e parti in causa.

In alcune zone, ha mantenuto questo antico significato.

La parola astante deriva dal latino e significa “che sta accanto”.

Gli astanti, inoltre, sono in senso generico le persone che sono presenti in un dato luogo e che prendono parte a un qualche evento (anche semplicemente alla vista di qualcosa).

Cos’è un uditore giudiziario?

Fino al 2007 l’uditore giudiziario era il magistrato nel suo periodo iniziale di tirocinio.

Il titolo uditore riguarda sia cariche pubbliche che ecclesiastiche, che hanno principalmente compiti amministrativi e giurisdizionali.

Quanti anni è un’epoca?

Per epoca si intende un periodo storico determinato da fatti e momenti particolarmente significativi o rilevanti.

Ovviamente, quindi, le varie epoche hanno durate diverse e non si può stabilire nello specifico quanti anni dura un’epoca in generale.

Perché eco è di genere femminile?

La parola “eco”, anche se finisce con la lettera “o”, è di genere femminile al singolare, mentre è maschile quando la parola viene usata in senso plurale (la eco, gli echi).

Al singolare è femminile perché l’etimologia della parola “eco” è legata alla mitologia classica, cioè alla ninfa Eco.

Cosa significa eco e logia?

La parola greco “eco” significa “casa, dimora o ambiente in cui si vive.

La parola greco “logo”, invece, significa “discorso, studio”.

La parola “ecologia” è stata coniata a fine 800 e significa studio, o analisi, delle relazioni tra gli organismi viventi e, e tra gli organismi e l’ambiente in cui vivono,

Quando si scrive con l’apostrofo?

Tra un articolo indeterminativo e un nome si mette l’apostrofo solo nel caso di nomi di genere femminile (esempio: un’ape, un’amica, un amico, un orso).

L’articolo si mette in ogni altro caso di elisione, quando cioè avviene l’incontro delle stesse due vocali tra due parole)

Quando si può apostrofare gli?

Con l’articolo plurale determinativo “gli”, solitamente non si usa mai l’apostrofo, nemmeno quando si incontra con una parola che inizia con la stessa vocale (gli inizi, gli impiegati).

A livello puramente teorico si potrebbe elidere la vocale finale (come con il passato remoto gl’intimai), ma al giorno d’oggi non si usa farlo e viene vista come una tecnica antica, arcaica e poco comprensibile nei testi scritti.

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